Risveglio nell’Oscurità. La tentazione

Nei profondi corridoi di pietra dell’abbazia di Santa Maria, dove l’eco delle preghiere si mescolava al sussurro del vento che si insinuava attraverso le fessure delle mura, suor Elara si risvegliava da un lungo sonno. Era la notte di luna piena, e l’aria era greve dell’odore della terra umida e dell’incenso. Il monastero, nascosto tra le montagne della Transilvania, se ne stava da secoli come un guardiano di segreti dimenticati. Elara, un tempo una pia novizia dalla carnagione pallida e dagli occhi del colore dell’azzurro profondo, ora portava dentro di sé una maledizione che l’aveva resa qualcosa di più di un essere umano. Era un vampiro: una creatura della notte, assetata di sangue e di piacere, fusi in un’unica cosa.
Il suo abito, nero come una notte senza stelle, aderiva al corpo che il tempo aveva fermato nell’eterna fioritura della giovinezza. I seni, pieni e sodi, si sollevavano lievemente sotto il tessuto, mentre i fianchi oscillavano con la grazia di un predatore quando passeggiava per la cella. Nello specchio, che ormai da tempo avrebbe dovuto spezzarsi davanti al suo riflesso, vedeva soltanto un’ombra: il mito dell’assenza di riflesso era falso, ma la sua immagine era il pallido eco di ciò che era stata un tempo. I capelli, neri come piume di corvo, le ricadevano a cascata lungo la schiena, in contrasto con la pelle pallida, sotto la quale le vene azzurre pulsavano per la fame.
Quella notte la fame era più forte del solito. Non soltanto quella di sangue, ma anche quella del contatto, del calore del corpo di un altro essere umano. Elara ricordava il giorno in cui era stata morsa: era accaduto cent’anni prima, durante un’epidemia, quando un monaco errante, in realtà un vampiro, si era introdotto nel monastero con il pretesto di cercare rifugio. I suoi denti le si erano conficcati nel collo, e l’estasi che era seguita era stata un miscuglio di dolore e piacere quale non aveva mai sperimentato prima. Da allora pregava non Dio, ma l’oscurità che abitava dentro di lei. Uscì dalla cella, avanzando senza far rumore sul pavimento freddo. Il monastero dormiva; le sorelle russavano nei loro letti, ignare del mostro che viveva tra loro. Elara si diresse verso la cappella, dove l’altare brillava alla luce delle candele. Là, inginocchiata davanti al crocifisso, sentì un’ondata di desiderio. La sua mano scivolò sotto l’abito, sfiorando la pelle liscia dell’addome e scendendo più in basso, verso il punto in cui il calore si raccoglieva come una tempesta. Le dita sfiorarono delicatamente il pube, ricoperto da una morbida peluria nera, per poi insinuarsi tra le pieghe umide. Sospirò piano, sentendo il proprio corpo reagire: i capezzoli si indurirono sotto il tessuto e i fianchi si mossero involontariamente al ritmo del tocco. Ma non era sufficiente. Aveva bisogno di una vittima, di qualcuno che soddisfacesse la sua fame a ogni livello. Nella sua mente apparve l’immagine della novizia, suor Liana, una giovane dai capelli rossi e dalle lentiggini sul naso, entrata nell’ordine appena un mese prima. Liana era innocente, i suoi occhi pieni di curiosità verso il mondo al quale avrebbe dovuto rinunciare. Elara vedeva come la ragazza la guardava con un misto di ammirazione e timore, e ciò risvegliava in lei il desiderio. Si avviò lungo il corridoio verso il dormitorio delle novizie. La porta cigolò appena, ma nessuno si svegliò. Liana dormiva su un fianco, con l’abito scivolato via, lasciando scoperta la gamba pallida fino al ginocchio. Elara si avvicinò, inspirando il profumo della ragazza: un miscuglio di sapone e sudore giovanile. Si chinò, con le labbra vicine all’orecchio di Liana. – Suor Liana – sussurrò melodiosamente, con una voce vellutata. – Svegliati, bambina. Liana aprì gli occhi, sbattendoli con aria confusa. Vedendo Elara, si mise rapidamente a sedere, sistemandosi l’abito. – Suor Elara? Che cosa succede? È notte… – Sss – Elara posò un dito sulle labbra della ragazza, poi lo fece scorrere su di esse, percependone la morbidezza. – Ho un segreto per te. Qualcosa che Dio ci ha nascosto, ma che io ho trovato. Liana arrossì, il cuore le batteva più forte. Elara vide la vena pulsante sul collo della ragazza, invitante come il nettare. Si sedette sul letto accanto a lei, portando la mano sul ginocchio di Liana e facendola risalire lentamente, sotto l’abito. – Che… che cosa stai facendo? – sussurrò Liana, ma non allontanò la mano. Sentiva uno strano formicolio, un calore che si diffondeva nel corpo. Elara sorrise, scoprendo appena le zanne che alla luce della luna brillavano come perle. – Ti sto mostrando il piacere, sorella. Un piacere che il voto di castità non può soffocare. Le sue dita raggiunsero la coscia di Liana, liscia e calda. La ragazza ebbe un fremito, ma divaricò leggermente le gambe, la curiosità aveva vinto sulla paura. Elara continuò, sfiorando delicatamente l’interno della coscia e sentendo la pelle di Liana ricoprirsi d’oca. Poi, con la precisione di un predatore, fece scivolare la mano più in alto, accarezzando l’inguine attraverso la sottile biancheria. Liana sospirò, il respiro le accelerò. – È un peccato… – mormorò, ma i suoi fianchi si sollevarono leggermente, cercando di più. – Il peccato è dolce – replicò Elara, scostandole la biancheria. Le sue dita trovarono i petali umidi, aprendoli delicatamente. Liana era liscia, quasi infantilmente innocente, ma il suo corpo reagiva d’istinto. Elara le infilò un dito dentro, sentendo la strettezza e il calore che l’avvolsero come un guanto di velluto. La ragazza gemette piano, mordendosi il labbro. Elara muoveva lentamente il dito, seguendo un ritmo che risvegliava in Liana ondate di piacere. Con l’altra mano sollevò l’abito della ragazza, scoprendo piccoli seni sodi dai capezzoli rosa. Si chinò, prendendone uno in bocca, succhiandolo delicatamente e girando la lingua intorno al capezzolo. Liana si contorceva sotto di lei, le mani si intrecciarono nei capelli di Elara, attirandola più vicino. – Ancora… per favore… – sussurrò Liana, perdendo il controllo. Elara aggiunse un secondo dito, allargando l’interno stretto e sentendo le pareti pulsare intorno a loro. La sua stessa fame cresceva: l’odore del sangue si mescolava all’aroma dell’eccitazione di Liana. Alla fine non resistette. Estrasse le dita, umide dei fluidi della ragazza, e gliele passò sulle labbra, permettendo a Liana di assaporare se stessa. – Ora tocca a me – mormorò Elara, alzandosi e togliendosi l’abito. Rimase nuda, il corpo perfetto, pallido come il marmo, con i capezzoli scuri orgogliosamente turgidi. La vulva, liscia e lucente per la propria eccitazione, invitava con le sue pieghe rosa. Liana la guardava affascinata, con gli occhi dilatati. Elara la spinse delicatamente sul letto, mettendosi a cavalcioni sul suo viso. – Leccami, sorella. Dammi piacere. Liana, obbediente, tirò fuori la lingua, sfiorando esitante l’ingresso umido. Il sapore era salato, dolce, avvincente. Elara gemette, muovendo i fianchi avanti e indietro; il clitoride le sfregava contro il naso della ragazza. Le mani di Elara andarono ai propri seni, stringendoli e pizzicando i capezzoli, mentre Liana leccava con sempre maggiore audacia, insinuando la lingua all’interno. Il piacere cresceva, Elara sentiva il corpo teso come una corda. Nel momento culminante, quando l’orgasmo la scosse come una tempesta, affondò i denti nella coscia di Liana, bevendo il sangue caldo che sapeva di nettare degli dèi. Liana lanciò un grido soffocato, ma il dolore si mescolò al piacere, e il suo stesso corpo tremò nell’estasi. Quando Elara staccò le labbra, la ferita si rimarginò rapidamente grazie alla sua saliva. Liana giaceva esausta, ma sorridente. – Questo è il nostro segreto – sussurrò Elara, rivestendosi. – Domani notte verrai da me. Uscì, lasciando la ragazza in uno stato di beato stordimento. Ma quello era soltanto l’inizio. Il monastero nascondeva altre anime da sedurre, altro sangue da assaggiare. Elara sentiva che il suo potere cresceva e che il desiderio non si spegneva mai.

La Chiamata Notturna
La notte seguente, il monastero era avvolto da una fitta nebbia che si insinuava attraverso le fessure delle finestre e avvolgeva le mura di pietra come un freddo sudario. Sorella Elara stava nella sua cella, nuda, avvolta soltanto dall’abito slacciato che le ricadeva sciolto dalle spalle. Il bagliore di una sola candela danzava sulla sua pelle pallida, mettendo in risalto ogni dettaglio: i seni pieni e pesanti, con i capezzoli rosa scuro già turgidi per l’eccitazione, il ventre piatto, la vita stretta e la vulva liscia e senza peli (tranne una sottile striscia accuratamente accorciata), con il clitoride lucido di umidità. Le sue labbra erano leggermente gonfie: il ricordo del piacere della notte precedente pulsava ancora tra le sue cosce.
Aspettava.
Esattamente a mezzanotte, la porta della cella si socchiuse senza che nessuno bussasse. Sulla soglia stava sorella Liana, con il viso arrossato e i capelli rossi sciolti che le ricadevano sulle spalle, vestita soltanto di una sottile camicia di lino che quasi non copriva nulla. I suoi capezzoli sporgevano chiaramente attraverso il tessuto, e tra le cosce si distingueva già una scura macchia d’umidità.
– Sono venuta… – sussurrò con voce tremante. – Non riuscivo a dormire. Per tutto il giorno ho pensato solo a te.
Elara sorrise lentamente, scoprendo zanne bianche e affilate.
– Sapevo che saresti venuta, tesoro. Chiudi la porta. A chiave.
Liana girò obbediente la chiave nella serratura. Quando si voltò, Elara era già proprio davanti a lei. La vampira afferrò la ragazza per il mento e la baciò con forza, profondamente, facendo scivolare la lingua tra le sue labbra. Sapeva di dolcezza e di un leggero sapore metallico: la traccia del morso del giorno prima. Liana gemette nella bocca di Elara, mentre le sue mani si posarono istintivamente sui fianchi della sorella maggiore.
Con un solo gesto, Elara le strappò di dosso la camicia. Liana ora era completamente nuda: minuta, con piccole lentiggini sulle spalle e sul décolleté, piccoli seni sodi dai capezzoli rosa chiaro e un delicato triangolo rossiccio di peli pubici. Tra le sue cosce brillava già l’umidità.
– Sei così bagnata… – mormorò Elara, infilando senza preavviso due dita tra le labbra di Liana. La ragazza ansimò forte, mentre le gambe le cedettero. – Ti sono mancata così tanto?
– Sì… ti prego… – Liana si aggrappò alle spalle di Elara.
La vampira la spinse sul letto. Liana cadde sulla schiena, divaricando ampiamente le gambe. Elara si inginocchiò tra le sue cosce e lentamente le schiuse le labbra con le dita, scoprendo il clitoride rosa e lucido e l’ingresso stretto.
– Guardami – ordinò.
Liana sollevò la testa. Elara si chinò e, lentamente, molto lentamente, fece scorrere la lingua dall’ano fino al clitoride: una lunga e piatta leccata. Liana rabbrividì con tutto il corpo ed emise un gemito prolungato. Elara ripeté il movimento, concentrandosi questa volta sul clitoride: leccate rapide e decise, poi lente spirali con la lingua. Contemporaneamente infilò due dita in profondità nella vagina di Liana, stretta, calda e palpitante.
– Oh Dio… sorella… – gemette Liana, sollevando i fianchi.
Elara succhiava con forza il clitoride, attirandolo tra le labbra, mentre muoveva le dita a ritmo: profondamente, poi più superficialmente, ruotando il polso in modo da colpire il punto più sensibile all’interno. Dopo alcuni minuti Liana cominciò a tremare, e il suo respiro divenne spezzato.
– Non ce la faccio… sto per…
– Non ancora – Elara si ritrasse all’improvviso.
Liana gemette delusa. Elara si alzò, si tolse l’abito e si mise a cavalcioni sul viso di Liana, rivolta verso i suoi piedi.
– Adesso sarai tu a soddisfarmi.
Liana non aveva bisogno di incoraggiamento. Tirò fuori la lingua e cominciò a leccare con entusiasmo il clitoride di Elara, goffamente, ma con enorme desiderio. Elara gemette forte, aggrappandosi alla testiera del letto. Dondolava i fianchi, strofinandosi contro le labbra e la lingua della ragazza, spalmando i propri umori sul suo viso. Contemporaneamente si chinò e immerse di nuovo il viso tra le cosce di Liana, ora nella posizione del 69.
Le due donne si leccavano a vicenda con selvaggia brama. La stanza si riempì dei suoni umidi dei risucchi, dei gemiti e dei respiri affannosi. Elara era più esperta: succhiava il clitoride di Liana con forza e ritmo, infilando contemporaneamente un terzo dito e dilatando la sua stretta vagina. Liana cercava di imitarne i movimenti, ma perdeva rapidamente il controllo: la sua lingua diventava sempre più caotica.
Elara sentì arrivare l’orgasmo. Strinse le cosce intorno alla testa di Liana e cominciò a strofinarsi più intensamente contro il suo viso.
– Leccami più forte… proprio così… oh, sì!
Un’onda di piacere la colpì come un tuono. Elara gridò sommessamente, tutto il corpo le si irrigidì, poi cominciò a tremare in un orgasmo intenso. Nello stesso momento affondò le zanne nella parte interna della coscia di Liana, profondamente, ma senza esagerare. Il sangue caldo le zampillò in bocca. Liana gridò per il misto di dolore ed estasi, e il suo orgasmo esplose un secondo dopo: la vagina si strinse con forza intorno alle dita di Elara, mentre dalle labbra della ragazza usciva un lungo gemito soffocato.
Elara bevve lentamente, assaporando ogni sorso. Quando infine staccò le labbra, la ferita cominciò immediatamente a guarire grazie alla sua saliva. Le due donne rimasero immobili per qualche istante, respirando affannosamente.
Ma la notte non era ancora finita.
Elara si voltò e si sdraiò accanto a Liana. Le accarezzò i capelli umidi di sudore.
– Sei mia – sussurrò. – Ma oggi voglio qualcosa di più.
Si alzò, si avvicinò a una vecchia cassapanca di quercia e ne tirò fuori… un frustino di cuoio a più corregge e due bende di seta nera. Gli occhi di Liana si dilatarono.
– Sorella… che cos’è?
– Fidati di me. – Elara sorrise ferinamente. – Questa notte imparerai il piacere del dolore.
Fece girare Liana sulla pancia, le legò le mani dietro la schiena con una benda e con l’altra le coprì gli occhi. Poi le sollevò i fianchi, così che rimanesse inginocchiata con il sedere sporgente.
Il primo colpo di frustino calò inaspettatamente, non troppo forte, ma rumoroso. Liana gridò. Il secondo, il terzo… dopo il quinto colpo, la pelle delle sue natiche cominciò ad arrossarsi. Tra le cosce di Liana scorreva di nuovo l’umidità, colandole lungo l’interno delle cosce.
Elara gettò via il frustino e le si insinuò dietro. Premette il proprio corpo contro la schiena di Liana, infilando una mano tra le sue gambe.
– Sei così bagnata per le sculacciate… ti piace, vero?
– Sì… – sussurrò Liana con voce tremante. – Ti prego… ancora…
Elara affondò contemporaneamente tre dita dentro di lei, con forza e in profondità, mordendole il collo. Liana gemeva sempre più forte, il suo corpo tremava a ogni spinta. Elara aggiunse un quarto dito, allargandola lentamente, finché quasi tutta la mano cominciò a penetrarla.
Quando Liana raggiunse il secondo orgasmo, gridando e tremando con tutto il corpo, Elara finalmente si concesse un secondo orgasmo, strofinandosi contro le natiche della ragazza e venendo sulla sua pelle accaldata.
Entrambe crollarono esauste sul letto. Elara sciolse le bende e strinse forte Liana tra le braccia.
– Domani notte mi porterai sorella Amelia – le sussurrò all’orecchio. – Quella giovane bionda della cucina. Voglio entrambe.
Liana rabbrividì, ma nei suoi occhi brillò l’eccitazione.
– Sì… farò tutto ciò che mi ordinerai.
Elara sorrise nell’oscurità, sentendo crescere il proprio potere sul monastero.

Il Triangolo delle Tentazioni
La terza notte portò una tempesta al monastero: i tuoni rimbombavano in lontananza e i lampi illuminavano gli oscuri corridoi come avvertimenti divini. Sorella Elara aspettava nella sua cella, questa volta preparata a qualcosa di più. Sul letto erano disposti gli attributi della sua natura oscura: una frusta di cuoio, fasce di seta e persino un piccolo fallo di legno scolpito in quercia nera, liscio e lucente d’olio. Il suo corpo, nudo sotto l’abito dischiuso, tremava per una lieve eccitazione: i seni si sollevavano pesantemente, i capezzoli duri come pietre, e tra le cosce sentiva un’umidità pulsante, pronta alla mietitura. La porta si aprì silenziosamente. Per prima entrò Liana, i suoi capelli rossi arruffati, gli occhi brillanti di febbre. Dietro di lei seguì sorella Amelia, una giovane bionda dal volto angelico, con i riccioli che le ricadevano sulle spalle e il corpo formoso e pieno, con grandi seni che ondeggiavano sotto l’abito a ogni passo. Amelia sembrava nervosa, i suoi occhi azzurri dilatati, ma Liana la teneva per mano, sussurrandole parole rassicuranti. – Sorella Elara – disse Liana con voce tremante. – Ho portato Amelia, come mi avevi chiesto. Le ho raccontato… il nostro segreto. Elara si alzò lentamente, gli occhi brillanti di rosso alla luce delle candele. – Hai fatto bene, mia cara. Amelia, avvicinati. Non avere paura. Ciò che facciamo qui è un rituale sacro. Dio ci ha dimenticate da tempo, ma noi troveremo il piacere nell’oscurità. Amelia esitò, ma Liana la spinse delicatamente. Elara afferrò la bionda per il mento, costringendola a guardarla negli occhi. Lo sguardo ipnotico della vampira ebbe effetto: Amelia si rilassò, il suo respiro accelerò. – Toglietevi gli abiti – ordinò Elara. – Vi voglio entrambe nude, pronte per me. Liana si sfilò obbedientemente il vestito, rivelando il corpo minuto, coperto di lentiggini, con una peluria rossiccia tra le cosce. Amelia, arrossendo, fece lo stesso: i suoi grandi seni pesanti ricaddero liberamente, con i capezzoli rosa scuro già induriti dal freddo e dalla tensione. Il suo ventre era morbido, i fianchi larghi e il pube ricoperto di una chiara e soffice peluria, sotto la quale si nascondevano labbra gonfie. Elara annuì con approvazione. – Bellissime. Ora baciatevi. Mostratemi quanto desiderate questa notte. Liana si avvicinò ad Amelia e sfiorò delicatamente le sue labbra con le proprie. Il bacio fu timido all’inizio, ma divenne presto famelico: le lingue si intrecciarono, le mani scivolarono sui seni. Liana strinse un capezzolo di Amelia, facendole emettere un gemito sommesso. Elara osservava, mentre la sua mano scivolava tra le proprie cosce, sfiorando il clitoride: lo accarezzava lentamente con un dito, sentendo l’umidità scivolare lungo l’interno delle cosce. – Basta – disse infine. – Liana, sdraiati sul letto. Amelia, siediti sul suo viso. Amelia arrossì intensamente, ma obbedì. Liana era sdraiata sulla schiena, le gambe divaricate, la vagina lucida d’umidità. Amelia si sedette a cavalcioni sopra il suo viso, appoggiandosi alla testiera. Liana tirò fuori la lingua e cominciò a leccare, lentamente, dal basso verso l’alto, concentrandosi sul clitoride di Amelia. La bionda ansimò, i fianchi si mossero involontariamente, sfregandosi contro le labbra di Liana. Elara si unì a loro, inginocchiandosi dietro Amelia. Le sue mani avvolsero da dietro i grandi seni della ragazza, stringendoli forte e pizzicandole i capezzoli tra le dita. Amelia gemette più forte quando Elara cominciò a mordicchiarle la nuca, delicatamente, ma con la promessa di qualcosa di più. Poi la vampira fece scivolare la mano più in basso, tra le cosce di Amelia, dove Liana stava già lavorando con la lingua. Elara aggiunse due dita, infilandole profondamente nella vagina della bionda, stretta, calda e pulsante. – Oh… Dio… – sussurrò Amelia, mentre il suo corpo tremava. Liana leccava più rapidamente, succhiandole il clitoride, mentre le dita di Elara si muovevano a ritmo, allargando l’interno e colpendo i punti sensibili. Elara non resistette oltre. Si alzò, afferrò il fallo di legno e lo cosparse d’olio. – Ora tocca a me – mormorò. Spinse Amelia di lato, così che le due ragazze si trovassero sdraiate una accanto all’altra. Elara si inginocchiò tra loro, infilando il fallo prima nella vagina di Liana, lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendo le pareti strette serrarsi attorno al legno. Liana gemette, sollevando i fianchi. Elara spinse con forza, una, due, tre volte, ritmicamente e profondamente. Contemporaneamente, la sua mano libera raggiunse Amelia: tre dita scivolarono nella sua vagina bagnata, muovendosi allo stesso ritmo. Entrambe le ragazze gemevano all’unisono, i loro corpi si contorcevano sul letto. Elara si chinò su Amelia, prendendole un capezzolo in bocca: lo succhiò con forza, mordendolo leggermente, facendo gridare la bionda per il misto di dolore e piacere. L’intensità aumentava. Elara estrasse il fallo da Liana e lo infilò in Amelia: ora era la bionda a sentire il legno duro dentro di sé, che la dilatava ampiamente. Liana, non volendo essere trascurata, si sedette a cavalcioni sul viso di Elara, sfregandosi contro le sue labbra. La vampira leccava voracemente: la lingua penetrava in profondità, succhiando i fluidi di Liana, mentre la sua mano spingeva il fallo dentro Amelia sempre più velocemente e con maggior forza. La stanza si riempì di suoni: schiocchi umidi, gemiti sonori, respiri pesanti. Amelia raggiunse per prima l’orgasmo: la sua vagina si serrò attorno al fallo come una morsa, il corpo si irrigidì e dalle sue labbra scaturì un grido d’estasi. Liana la seguì subito dopo, sfregandosi contro il viso di Elara con forza selvaggia, mentre i suoi fluidi colavano lungo il mento della vampira. Ma Elara non aveva finito. Estrasse il fallo, lo gettò di lato e attirò entrambe le ragazze verso di sé. – Ora insieme – ordinò. Le sistemò sul letto in una posizione in cui Liana era sdraiata sulla schiena e Amelia sopra di lei, faccia a faccia. Le loro vagine si toccavano, umide e calde. Elara infilò le mani tra loro, due dita in ciascuna, muovendole contemporaneamente. Le ragazze si baciavano appassionatamente, i loro seni sfregavano l’uno contro l’altro, i capezzoli duri e sensibili. Elara accelerò, aggiungendo un terzo dito a ciascuna: mentre le allargava, le spinte diventavano più brutali, ma colme di piacere. La fame di sangue cresceva dentro di lei, le zanne le prudevano. Alla fine non resistette. Si chinò su Amelia, e le sue labbra trovarono la vena pulsante sul collo della bionda. – Farà male… ma ti piacerà da morire – sussurrò. Affondò profondamente le zanne, perforandole la pelle. Il sangue caldo le sgorgò in bocca, dolce, pieno di vita e di eccitazione. Amelia gridò forte, il corpo teso come una corda, ma l’orgasmo la colpì con doppia intensità: la vagina si strinse attorno alle dita di Elara, mentre ondate di piacere la scuotevano ancora e ancora. Liana, sentendo i tremori di Amelia, raggiunse anch’essa l’orgasmo, i suoi gemiti mescolati alle grida dell’amica. Elara bevve lentamente, assaporando ogni sorso; il suo stesso orgasmo arrivò senza alcun tocco: bastavano il semplice bere il sangue e la vista dei corpi contorti. Staccò le labbra e leccò la ferita, che cominciò immediatamente a guarire. Le due ragazze giacevano esauste, coperte di sudore e fluidi, ma i loro occhi brillavano di soddisfazione. – Siete mie – disse Elara, stringendole entrambe a sé. – E questo è solo l’inizio del nostro ordine della notte. La tempesta fuori si era placata, ma nel monastero la tempesta della passione aveva appena cominciato a scatenarsi.
[…] W sypialni […]